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storie vere, vita vissuta intensamente nella milano da bere. prima che mi svegli un giorno senza frammenti dei ricordi, ecco qui a ricostruirli per me e per voi, perche' in fondo siamo tutti dei voyeur. NB: tenere lontano dalla portata dei bambini


mercoledì, 28 dicembre 2005
 

tavolino, se non fosse che ...mentre cercavo di raggiungere il tavolino il suo cane mi ha sgambettato facendomi crollare il bicchiere sul pavimento. puff.. così si e' rotta la magia del silenzio di entrambi, ovvero ci siamo accorti l'uno dell'altra. Le chiedo scusa per averle macchiato i pantaloni. mi chiede scusa per il danno causato dal cane. Sorride di un bel sorriso buffo. Chiudo la chiamata in entrata sul telefonino e ritorna il silenzio nel bar. Il cane si rifugia sotto il tavolino. E' così che ci siamo conosciuti. Con un danno. Mi offro di pagarle la tintoria, ma lei con un italiano già più stentato delle scuse diniega... insisto ancora ma lascio l'osso, lei non si muove dalla sua posizione di difesa e inizia a sembrare scocciata. Mi riporto al bancone, prendo un cappuccio ed esco pagando anche la sua colazione, mi giro per uscire e la saluto. Mi saluta. L'indomani la ritrovo al bar, la saluto e prendo cappuccio e brioche... vado alla cassa ma e' gia' tutto pagato... zut.. mi volto e mi fa cenno con la mano con sorrisetto beffardo. Ha pagato lei. A pausa pranzo, esco dall'ufficio e la reincontro. E' fuori con il cane. Destino esordisco.. destino che ci dovessimo reincontrare visto che la ruota della golf su cui sta pisciando il cane e' giusto giusto la mia. Diventa tutta rossa e lo strattona via. Le propongo un pranzo ma mi replica che pranza a casa. Ma non lavori? Mi guarda di traverso e mi dice... ma ho solo 24 anni, sto ancora studiando. Bello avere vicine di ufficio così carine. Ci risalutiamo. La trafila è stata lunga, durata forse quasi due settimane di reciproche colazioni offerte e sempre più lunghe, passate al tavolino di quel bar che la matitna vede quasi sempre solo gente che va e viene dalla porta al bancone alla cassa, ma che solo a pranzo si anima di frequentatori meno frettolosi. Riprovo alla fine a proporle un aperitivo e finalmente accetta. Senza cane. Ambiente più raccolto in un locale scelto con cura ma stranamente deserto quella sera. Tiriamo le nove, nove e mezza e provo a buttare li una cena, come si proporrebbe ad un amico o un'amica... senza impegno, una pizza e via. Mi propone una spaghettata a casa sua. Perche' no. Carino e accogliente l'appartamento, soggiorno/cucina, stanza, bagnetto. 3 cellulari sul divano. 3??? che te ne fai di 3 cellulari? uno per chiamare i miei, uno per gli amici, uno per quando mi capita di lavorare. Ah. Si parla, si discorre.. si tira tardi. Sono quasi le due e mi aspettano 50 chilometri per tornare a casa e ripartire alle sei e mezza per ritornare a milano. Puoi dormire sul divano. no si no si no si.. rimango. Bacino sulle guance e mi da la buona notte, ritirandosi nella sua stanza e lasciandomi con un plaid caldo nelle mani.  Avro' passato un'altra ora buona con gli occhi incollati nel buio a fissare il soffitto domandandomi se fare un'incursione nella sua stanza con il lettone matrimoniale con la scusa del "mi sento solo" scalzando il cane oppure no. Alla fine vince morfeo e mi addormento. Mi sveglio presto, come mio solito, che lei ancora dorme. Veloce scappata in bagno, mi rivesto mi lavo ed esco di casa prendendole le chiavi. In tre minuti arrivo al bar, prendo due brioche e torno indietro...mi fermo, guardo l'ora, le sette e un quarto... ce la faccio. Salto in macchina e raggiungo il distributore automatico di fiori vicino a piazza general cantore.. torno in tempo record. ore sette e trentacinque infilo la chiave nella toppa. Effetto sorpresa a metà o meglio, è già sveglia e si sta lavando i denti in vestaglia con la porta del bagno aperta. rimango sulla porta con le rose e le brioche fuori dal suo campo visivo. L'alba ad agosto e' il suo viso quando la mia voce annuncia un ..." ti ho portato la colazione " e la mano che accompagna le brioche mostra le rose. Mi viene incontro e mi abbraccia, come potrebbe abbracciarti una doris day dei tempi andati, in tempi andati, sento i suoi seni premere sul petto... e non sono più tanto amicone. Sa di caldo di letto appena lasciato, ma anche di fresco di sapone, di capelli buoni... di nudità a distanza di una piega di tessuto... e gli ormoni impazziscono. E' come se fosse di nuovo caduto un bicchiere, come se tutti quei giorni fossero stati un limbo sospeso... stacca il viso incollato alla mia spalla e mi guarda. grazie, sei stato un tesoro...
le rispondo fermando le sue parole con le mie labbra e ci baciamo così. con il mio piede che chiude la porta, brioche e fiori che cadono a terra.. e noi in quel limbo che e' lo stare in piedi quando tanti appoggi sono a portata di un passo. E ci baciamo avidi.. silenziosi. Raccolgo infine le brioche, raccoglie le rose... (domani il resto...)
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cosa e' successo nel frattempo... e prima del frattempo...

nel frattempo e' successo che e' iniziata una convivenza... con la persona con la quale sto cercando di costruire una relazione. ma prima di questo frattempo, che spero si protragga senza danni e urti per tanto tempo.. (nulla e' per sempre tranne un de beers) di cose ne sono comunque successe... la più bella sicuramente innamorarsi, ma prima che questo accadesse con la persona di cui mi sono poi realmente innamorato (e di cui qui di certo non parlerò...) il rischio reale di innamorarsi della persona sbagliata, o quantomeno di una ragazza complicata c'è stato. Non so se sia stato un bene o  un male, ma procediamo per passi.

La relazione con Susanna, sebbene tutta panna, non ha retto il peso della distanza, delle abitudini e dei vari campanelli di allarme che sono trillati nella mia testa. Si è sopita semplicemente come neve al sole, sciogliendosi con un freddo sole di novembre, il lasso di un week end. Nel frattempo la mia consueta colazione veloce al bar vicino alla ditta aveva assunto un interesse nuovo.. merito di Yustine, una piacevolissima ragazza mora che ogni mattino ritrovavo seduta fra i tavolini del bar a sorseggiare il suo cappuccio e mangiare la brioche. Solitamente la mia colazione e' un mordi e fuggi gestito al bancone, qualche convenevole con il barista, cercando di evitare i suoi interessi calcistici del lunedì mattina, una sbirciata al giornale se disponibile in rastrelliera e poi l'ingresso in ufficio. A metà novembre era iniziata ad apparire questa fanciulla. All'inizio non l'avevo notata, o meglio, avevo notato il suo barboncino bianco, un cucciolone con il tartufo sempre rivolto verso il basso alla ricerca delle briciole di brioche sotto il bancone... praticamente una trappola per caviglie frettolose che si trovavano la strada tra il bancone e la cassa tranciate dal guinzaglio allungabile della padroncina.  Sebbene abbia preferenze canine di taglie un po' più grosse, le sue zampette anteriori spesso appoggiate sulle mie ginocchia ad elemosinare un pezzo di brioche mi hanno alla fine fatto breccia. Non fosse altro che trovare il corriere in rastrelliera era pressoche' impossibile dato che al mio orario di arrivo l'oggetto della mia lettura era sotto gli occhi della padroncina. Occhi di ghiaccio di ragazza dell'est. Occhi freddi e assolutamente estranei a quanto accadeva intorno a lei. semplicemente assorta. Dopo due settimane la grande scelta. invece del cappuccio e brioche, una bella spremuta di arancio e sempre una bella brioche, ma questa volta con il barboncino più impaziente di domandarne un pezzettino e al contempo il cellulare che parte alla grande strombazzando a tutto volume dalla tasca del cappotto. Per ovvi motivi necessitavo di un punto di appoggio, individuato sul suo tavolino, se non fosse che ....
postato da Cagliostro - scrivimi a cagliostro @ Gmail.com| 12:24 | commenti (2)
 

che peccato...

che peccato che non scrivi più... mi è stato detto più volte, l'ultima ieri. pare che piacesse il mio modo di esprimere emozioni pensieri e ricordi... beh, oggi complice e rea la neve, e la rimestanza di ricordi andro' a recuperare dalla memoria nuovi passaggi a rischio sbiadimento...
postato da Cagliostro - scrivimi a cagliostro @ Gmail.com| 10:23 | commenti


lunedì, 08 novembre 2004
 

fiera di verona

brutto passare in secondo piano, ma perche' no. Io c'ero, ma chi si e' accorto di me si e' accorto di me solo di riflesso, la mia persona offuscata dal metro e settanta e passa del mio Shire Tito. Gli shire sono cavalli possenti, ma docili, solo che a vederli sebbene non aggraziati e belli quanto gli arabi si rimane catturati dalla mole. Ed e' stata la mole ad affascinarmi fin da bambino, per arrivare poi ai miei 27 anni e saltare dai cavalli classici da passeggiata a qualcosa di totalmente inusuale. Le volte che proponevo a qualche compagna di andare a cavallo con me rimanevano sempre sbigottite alla sua vista. Quest'anno, visto l'ampio spazio dato da fiera cavalli ai cavalli TPR (tiro rapido pesante) ho deciso di portare anche lui. Vuoi perche' mi piacerebbe trovare anche a lui lo spazio per qualche monta, vuoi perche' andare in fiera senza di lui sarebbe stato come andare ad un ritrovo di harley senza moto. Tito ha quasi sei anni, docile docile, simpatico in passeggiata, ma portarlo a spasso in una fiera di cavalli e' un po' un'impresa. Curioso lui che vorrebbe guardare dappertutto, curiosi i partecipanti della fiera cavalli che quando mi pescavano con lui a zonzo mi interrogavano. domande classiche: quanto pesa? 970 kg, quanto e' alto.. 1.75 al garrese, ma cresce ancora.. bla bla bla bla. Qualche simpatica fanciulla si e' interessata anche al proprietario, ma dato che ero con la proprietaria del maneggio presso il quale docilmente alloggia Tito e dato che i cavalli presenti in fiera erano veramente tanti (si parla di circa 2800 cavalli portati al pubblico di tante razze.. arabi, andalusi, quarter, etc...) diciamo che la sfera psico sessuale del sottoscritto e' rimasta sopita... mi rifaro' con ql.e numero di appassionate cavallerizze trovate in loco... ed in fondo ha avuto piu' successo lui... e spero presto anche sufficiente successo da trovare una buona fattrice da ingravidare.

e allora vi racconto un po' degli shire. Perche' se questi sono appunti di sesso e di ricordi, indubbiamente Tito e' fra i miei amori piu' veri. Lui e un amico boxer a quattro zampe che avra' prima o poi il suo spazio.

Pochi quelli che ne conoscono la storia, anche tra gli appassionati ed eccomi a spiegarli. (così oltre che per gente che approda qui cercando..."benidorm discoteche sesso" e "franchin francesca" ??? ci sara' gente che arriva per cose un po' piu' su...)

Gli Shire sono cavalli entrati nella leggenda. I primi a dare memoria di questi colossali cavalli furono i romani.. 2000 anni fa durante la guerra di gallia, per voce di un simpatico condottiero di nome Giulio Cesare. Egli nel de bello gallico fa riferimento a grandi cavalli neri presenti nel nord dell'inghilterra. I romani li ribattezzarono "equus magnus". Nel medio evo la prima funzione di questi cavalli fu di carattere militare... vennero così chiamati "WAR HORSE". La loro conformazione fisica (possono arrivare ai 1.8mt di garrese..eh si.. stiamo parlando di cavalli!) li rendeva perfetti per trasportare i cavalieri con le loro enormi armature sui campi di battaglia dove ai tempi la cavalleria rappresentava il corpo d'elite. Ne fecero le spese proprio gli inglesi che durante la battaglia di hastings nel 1066 si trovarono di fronte a questi imponenti cavalli e videro le proprie cavallerie distrutte dalla resistenza fisica in combattimento dei "war horses". E così gli inglesi decisero di adottare questo cavallo, migliorandolo in grandezza, eleganza, potenza e velocita' incrociandolo con i cavalli fiamminghi e olandesi.. (altri gracili cavalli che sfiorano la tonnellata). La razza crebbe tranquilla fino al finire del XVI secolo quando l'avvento dell'artiglieria pesante li rese troppo vulnerabili. Verrnero quindi adottati come cavalli da tiro per portare, ironia della sorte, proprio gli affusti di cui rischiavano di rimanere vittime come cavalli della cavalleria. Ma da tiro funzionavano benissimo e riuscivano a sposatare ingenti pesi sulle strade un po' impervie dei tempi. Ma vennero impiegati anche per trainare carrozze e diligenze. Vennero ancora incrociati con cavalli dallo zoccolo largo delle fiandre, i cosìdetti frisoni, la razza a quel punto era pronta. Old English Black.. ed ecco Tito.

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giovedì, 28 ottobre 2004
 

non accetterei mai di entrare a far parte di un club che mi accettasse come socio

ecco.. questo è forse il punto. nasce da qui la risposta al commento di maresole. Come accettare di entrare a far parte di un club del quale non si accetterebbe mai si accettasse qualcuno come me? Sembra banale, sembra un ragionamento a circolo vizioso, ma fondamentalmente è questo il danno. Questo il problema. Ricordo ancora i primi innamoramenti, i miei primi passi verso il mondo femminile. Mi sentivo come un elefante in una cristalleria salvo accorgermi rapidamente che invece mi risultava tutto facile, come il grissino della pubblicita' alle prese con il tonno. Innamorarsi e' un impegno? Non proprio. Innamorarsi e' facile, paradossalmente, se paragonato all'amare. Amare e' un impegno, e' mettersi in gioco, e' rinunciare a se stessi, e' rischiare. Rischiare di farsi male. Oggi sono in vena di citazioni. "il problema non e' la caduta, ma l'atterraggio"... recita Kassovitz in La Haine. Ecco, innamorarsi e' come cadere, amare e' atterrare... per cadere ancora. Mi guardo attorno e vedo tanti progetti di coppia che gradualmente sfumano. Sfumano nella noia, nei piccoli tradimenti borghesi, nei sotterfugi, nei compromessi. Scommesse con se stessi perse... sfumate, crollate. Certo, ogni sfida va accettata con i suoi rischi, ed amare e' una sfida. Ma sapete qual'e' il mio problema? E' che odio perdere. E nell'amore a scommettere si e' in due. Non e' propriamente sfiducia nell'altro, o quantomeno, non solo. E' sapere a priori che difficilmente resisterei in un gioco di coppia a due. La sfida e' accettare che la persona che si sceglie di amare sia unica. Ed io faccio fatica, ne sono incapace, se non addirittura nego la possibilita' che la persona che io possa amare sia unica. Siamo miliardi su questa terra. E non penso esista solo un'unica donna con la quale possa ritrovarmi in quanto ad affinita', ambizioni, desideri. L'illusione o la convenzione su cui si poggia l'amarsi regge sul fatto di essere esclusivi l'uno per l'altra (o l'uno per l'uno, l'una per l'una). Io sono esclusiva tua, tu esclusiva mia. Io completo te, tu completi me. Ma così come la sofferenza per l'assenza (lontananza, o che) ci fa sentire svuotati dal nostro amore, così la scissione della coppia ci butta nel dolore della perdita. Pensiamo che tutto sia perso, e sentiamo un vuoto terribile. Ed e' solo un miraggio. Perche' esistono n mila individui che rappresentano la parte complementare del nostro io nella creazione di una coppia. Tante volte ho pensato che la persona che avevo trovato potesse essere non solo la parte complementare con la quale creare una coppia, ma fosse lei la donna con la quale avrei voluto passare i miei giorni. Tante volte mi sono ritrovato con un pugno di mosche in mano. Progetti che franavano, e per progetti non intendo solo decidere dove andare in vacanza, cosa mangiare o quale film vedere. Parlo proprio di progetti di vita. Tutte le volte mi sono ritrovato in mano per svariati motivi pugni di mosche. Poco importa dopo quanto, per colpa di chi (le colpe sono sempre di entrambi si dice...? mah..). E' capitato. E tutte le volte, nonostante il dolore, nonostante il senso di vuoto, di smarrimento, di sconfitta (perche' credetemi, quando le cose le faccio cerco di farle al meglio e se uno si abitua a fare al proprio meglio le sconfitte pesano molto di piu' di chi le ha fatte alla carlona e puo' nascondersi dietro i se, i ma, i pero')... poco tempo bastava perche' un tonno (perdonate l'infelice metafora) passasse a farsi catturare nelle reti o attirasse il mio amo. Non sono un adone, mi curo, coltivo la mia mente, curo il mio corpo, coltivo il mio ego, e comunque piaccio. Questo alle donne piace. Perche' se per primo sai amarti, ti ami, ti piaci, piu' facilemente piacerai, saprai piacere, saprai sedurre. E' questo il grande fascino che esercitano certi soggetti. Scaturisce dal proprio io. Ed io sono così. Non mi aspetto nulla se non cio' che mi puo' essere dato, messo in condivisione, per un breve tragitto che preferisco non venga pianificato, non vada in alcun dove, che si fermi al momento del conoscersi, del piacersi, frequentarsi. Il domani? bella domanda. Crescere significa vedere il proprio percorso dietro le spalle e ammiro chi nel progetto di coppia resiste, cresce insieme, prosegue in un cammino. Io sinceramente per ora ho rinunciato. Magari verra' il tempo, e sara' bello allora poter guardarsi indietro in due poter guardare avanti in due, vedere il presente in due. Per ora mi accontento di crescere il mio tanto vituperato ego (li leggo i commenti, che credete!). La rovina mia, e di tante coppie moderne nasce dalla possibilita' di scegliere, o di scegliere di rinunciare ad affrontare i problemi di coppia. Perche' di fronte ai problemi molte coppie si sfaldano? Perche' paradossalmente e' piu' semplice ricominciare da capo da soli, alla ricerca di altro che affrontare in due il problema e risolverlo, ricomporlo, dargli un senso. Io semplicemente non voglio rischiare i miei sentimenti... non fino al punto di ritrovarmi a scoprire che non funziona.. che non ho piu' interesse a ricomporre le problematiche e trovarvi soluzione, non da scoprire che la lei in questione trova e reputa piu' comodo tornare libera di scegliere da sola. Ho amato seriamente poche donne, veramente poche, al punto che mi rimangono ancora libere un paio di dita per prendere in mano una penna. Ne ho desiderate tantissime, ne ho conosciute tante, ne ho avute molte. Brutto termine avute... ma rende. Poche le ho sentite, poche le porto nel cuore nonostante non le abbia amate. Se chiudo gli occhi e le penso tutte mi gira tutto un vortice. Credo che tra di loro ragazze come Sara o la stessa Susanna conosciuta pochi giorni fa sarebbero potute essere una buona scommessa per una vita a due. Verra' forse il giorno in cui sapro' fermarmi da questo gioco di trottola che e' la mia vita. Ma penso che quel giorno lo riconoscero' da un'alchimia particolare... senza necessita' di cercarla ora.
postato da Cagliostro - scrivimi a cagliostro @ Gmail.com| 09:26 | commenti (8)


mercoledì, 27 ottobre 2004
 

smau, sono aperte le gabbie...

la seconda ed ultima tormentata parte di Amicizie Pericolose verra' pubblicata nei prossimi giorni, perche' tutte le rose hanno le spine e ai giardinieri non piace far sapere quando ci si punge, o quando la rosa sa fare male. nel frattempo e' finito anche il periodo di smau.. e che periodo.. anche in questo caso doppia puntata.. qui la prima. (lavoro e quindi sebbene voglia ricordare tutto cio' che avviene prima che svanisca come rugiada al mattino ho un sacco di cose da seguire...)

Smau. Luogo di zainetti, ragazzini, hostess scosciate, musica a tutto volume. I primi anni che ci sono andato lo consideravo un paese dei balocchi portato nel mondo reale, ma ero ancora ragazzo e lo vedevo con gli occhi da visitatore, poi l’antifona e’ cambiata e smau ho iniziato a viverlo da dentro, come parte dell’organizzazione, quasi sempre come espositore. Ecco. Finalmente l’incubo di questa kermesse si è concluso. Alcune amiche le ho trovate a lavorare fra ragazzini bavosi a scodinzolare con le proprie chiappe ad altezza viso. Logiche marketing si dira’, ma il punto e’ che queste logiche marketing mi sfuggono, perche’ sfido qualsiasi ragazzino consumatore di topexan a ricordarsi in che stand si trovasse quando la patta gli si e’ gonfiata nel guardare a mezzo metro di distanza l’ennesima gnocca ballargli davanti. Ma parliamo di ballerine, molto spesso improvvisate, altre volte effettivamente professioniste, come la tanghera di uno stand in jvc. Ora, anche le hostess di terra, quelle che in qualche modo dovrebbero comunicare il tuo business distribuendo volantini, regalando sorrisi ammiccanti, e creando il filtro tra il bancone e le salette di riunione non sono da meno per avvenenza. Poi dipende. Ci sono varie possibilita’ offerte agli espositori, dalla scelta di hostess da fiera pure e semplici, alla ricerca di hostess tra le studentesse universitarie desiderose di tirare su un centinaio di euro a giornata e in tal caso spesso l’avvenenza passa in terzo o quarto piano, fino al rapporto consolidato con hostess gia’ utilizzate in passato. Ecco, anche quest’anno si e’ optato per ricercare le hostess utilizzate nelle scorse edizioni. Obiettivo raggiunto. Peccato perche’ quella che preferivo ha trovato spazio professionale all’interno di una compagnia aerea (cosa rara di questi tempi) e ha ceduto il passo ad una sua conoscente di Salsomaggiore. Susanna si e’ presentata in stand ancora mercoledì, giornata di allestimento fiera. Tailleur grigio topo, camicetta bianca, foulard, calze scure, scarpe con tacco basso. Un po’ asettica, trucco solo accennato. Sorriso simpatico, aria di provincia, ma con una buona parlantina. Mi ha fatto subito una buona impressione. Si e’ fermata dopo il briefing con le altre hostess, del resto noi non avevamo e ne volevamo alcuna ballerina da lapdance…e il nostro briefing era molto operativo, legato alle modalita’ di gestione delle varie figure che si sarebbero presentate in stand, dai ragazzini ai giornalisti, passando per prospect commerciali. Dopo che le altre hostess se ne erano andate e rimasta lei, in un angolo a parlare al telefonino, vicina al suo trolley. Parlava con la mamma. Età oscillante tra i diciannove e i ventidue Susanna era chiaramente una hostess non professionista, ma volenterosa di impegnarsi per fare bene il suo lavoro e guadagnarsi i suoi soldi.. in una parola: proattiva. Ha atteso tranquillamente che finissi di latrare dietro ad alcuni montatori della nostra area per poi domandarmi se potessi indicarle come raggiungere il suo hotel. Erano quasi le sette e mezza. Ho fatto mentalmente il calcolo di quanto ne avessi ancora, e poi mi sono proposto di accompagnarla, del resto poteva anche venirmi di strada e pioveva, ma l’ho lasciata libera di decidere dandole anche le indicazioni su come raggiungere il suo hotel con i mezzi. Con un sorriso ha accettato di buon grado il passaggio in cambio di un’attesa di ancora un quarto d’ora, ha preso uno sgabello della Kartell, vi ci si e’ piazzata sopra e si e’ tuffata in un libro di Ammaniti di cui sinceramente mi sfugge il titolo. Alle otto e venti, colto da rimorso ho deciso che fosse il caso di rinunciare a seguire ancora i lavori di allestimento e che forse Susanna ne avesse abbastanza anche di Ammaniti, del trespolo e del rumore martellante di trapani, avvitatori e rumori. Mi sono scusato del ritardo e le ho preso il trolley, incerto di accettare la sua offerta di chiamarle un taxi, ma rapito dai capelli ramati colpiti dai faretti e il suo buon profumo ho proseguito nel mio intento da buon boy scout e ci siamo avviati ai posteggi posti sopra la fiera. Nervoso, dal ritardo degli allestitori, innervosito dalla sua deferenza, peraltro corretta ma fastidiosa nel camminarmi due passi dietro con il rumore dei suoi tacchi che tenevano la distanza siamo giunti alla macchina. L’ho pensata sola, a consumare una cena portata in stanza in un hotel di milano vicino alla tangenziale, a proseguire la lettura di Ammaniti con sottofondo di televisione, dopo una doccia calda. Bella immagine, ma triste di solitudine. Mi sono pensato solo, ad aprire il frigorifero a consultare la solitudine dei ripiani e dei cestelli, sottofondo di mtv, la stanchezza addosso e nessuna voglia di mettermi ai fornelli. Le ho proposto di cenare insieme adducendo l’immagine di entrambi soli come qui riproposta. Si e’ rotto il ghiaccio, e’ scomparsa un po’ di deferenza e ha accettato. Davanti ad un buon bicchiere di rosso e una trifolata di funghi porcini e controfiletto gli stomaci si sono chetati e l’ambiente familiare composto da tavolini in legno e tovaglie a quadretti rossi e bianchi ha portato un po’ di intimita’ nei discorsi e nei racconti. Due ore dopo eravamo alla town house, il primo locale al mondo realizzato tutto in ghiaccio, dai bicchieri ai tavoli, un posto che vale la pena visitare, se non si e’ mai stati a milano. La vodka (punto di forza del locale gestito da Absolut) non ha riscaldato abbastanza gli animi, piu’ che altro il freddo (-5°) le saliva dai collant e non bastava la bardatura termica che viene fornita all’ingresso del locale. Ma la fanciulla era finalmente normale, e io anche. Amiconi, con il linguaggio del corpo che per entrambi comunicava disponibilita’. Il tatto. E’ il tatto il punto critico. Rompere il ghiaccio significa rompere le distanze, senza forzare gli avvicinamenti, senza forzare i momenti. E’ questione di acquiescenza. Piacersi e’ un lento riconoscimento. Nei modi, nei sensi. E quando l’acquiescenza passa dal tatto, dapprima casuale come lo sfioramento, poi giocoso, come il suo toccare il mio naso livido dal freddo, il mio prenderle le mani per riscaldarle, guardandosi senza staccarsi di dosso, senti che la rigidita’ dei rapporti e’ rotta… e si puo’ nuovamente imbastire il rapporto su un altro livello. E così e’ stato. L’ho accompagnata all' albergo, due baci sulle guance, ed il ritorno a casa, illuminato solo dai led del cruscotto e del lettore cd che allegramente saltellava festoso tra i bassi e gli alti, la macchina lanciata come un siluro in tangenziale a graffiare l’asfalto verso casa. Sotto la doccia mi sono ritrovato con il cazzo in mano, immaginandomi a lambire il suo corpo, staccarsi dallo scaldarle le mani e proseguire. Orgasmo copioso, ma incerto nell’idea di come fosse il suo viso nell’orgasmo e nel piacere. Giovedì la prima giornata di smau ci ha visti nuovamente nei panni di hostess e responsabile, sguardi rubati, sorrisi accennati, zero tempo per comunicare. A chiusura padiglioni ero occupato e non l’ho vista lasciare il padiglione con le sue colleghe. Alle otto squillava il cellulare, il numero che compariva sul display non mi diceva nulla, ne di buono ne di amaro, ho risposto. Era Susanna. Le avevo lasciato dei miei biglietti da visita durante la giornata con la scusa di lasciarli a chi mi avesse cercato nel caso fossi stato occupato. “Ciao sono Susanna, sei occupato?”. Voleva sapere se ci fosse qualche libreria aperta fino a tardi in centro, dato che le sue colleghe ospitate in hotel volevano invece andare in discoteca con altri miei colleghi, ma a lei non importava molto. Passo a prenderti tra mezz’oretta e’ stata la mia risposta. Eccola ora con il suo fare piu’ provinciale, e quasi mi viene da ridere al pensiero che la maggior parte delle ragazze che conosco qui a milano non uscirebbero mai di casa con un uomo in felpa con cappuccio, minigonna e scarpe da ginnastica. In realta’ un po’ di accozzaglia c’era, ma vabbe’. Non abbiamo raggiunto nessuna libreria, perche’ gia’ in macchina, dopo esser salita, ci siamo sbagliati sui saluti. Il doppio bacio sulle guance si e’ ingarbugliato. mentre lei cercava di baciarmi sulla guancia sinistra io stavo puntando alla sua guancia destra. Le luci di cortesia della macchina si stavano spegnendo. Abbiamo incrociato direttamente sulle labbra. Un microsecondo di sguardi, incerta se staccarsi o proseguire, la mia mano sulla sua nuca l’ha tenuta, e ci siamo baciati buoni cinque minuti davanti all’ingresso del suo hotel, la macchina in folle… la testa folle. Siamo arrivati scherzando, baciandoci ad ogni semaforo in zona de angeli. Ma ci ha accolti il freddo nel cammino verso la libreria e quindi alla sua richiesta, “ci rintaniamo in un posto un po’ piu’ “calduccio”” ho replicato con un invito a casa mia. Odio giocare in casa, preferisco giocare in trasferta. Occhi che scrutano, che studiano le tue pareti, i tuoi libri, i tuoi interessi. Ed eccola Susanna. A baciarci nell’androne delle scale, le mie mani a serrarle i glutei sotto la gonna. Sodi, racchiusi in calze coprenti, glutei caldi avvolti in mutande, e non in fili di perizoma. Sapore buono la sua bocca, occhi accesi e aperti. Ho aperto la porta di casa ancora serrato nei baci, richiusa alle mie spalle con un calcio, lei stretta al collo, il mio braccio in vita. Tempo, tempo.. sta andando tutto troppo in fretta. Brutto a dirsi, ma non tutto è sempre facile. Ogni azione ha le sue reazioni a catena nascoste nell’angolo della mente. Peccato che le mie azioni siano sempre governate dal “e dopo”.. e in questo caso il “e dopo” significasse capire in che modo gestire il rapporto nei successivi 4 giorni di fiera, e poi? Poi che cosa. Mi vuole, la voglio, siamo qui, chiusi, con tutto il mondo fuori, un corpo da scoprire, da baciare, da amare… ma se per caso fosse qualcosa in più che semplice attrazione. Non so se vi sia mai capitato di considerare che il modo in cui voi fate sesso cambia totalmente a seconda del partner che vi si piazza di fronte e la considerazione che avete o vi siete fatti di lui/lei. O forse e’ una cosa che capita solo a me. Posso essere tenero amante o duro e freddo, passionale o carnale, o tutte e due le cose insieme, trattare la mia compagna come un fiore delicato serbandole mille cure oppure essere carnale a livelli bestiali. Ma sono sempre io. Il famoso detto…”mi fa sangue”.. beh, non era il caso di Susanna. Non so se la re incontrero’ ancora, sebbene ci si sia prefissi di incontrarci prossimamente nei paraggi di Salsomaggiore, ma lei rappresenta forse quel genere “rosa delicata passionale”. Rosa come il suo sesso, delicato e morbido, labbra ancora gonfie di puberta’, ventre non proprio piatto ma delicato come il declivio delle colline del piacentino. Rosa e delicata come le sfumate aureole dei suoi capezzoli, appena abbozzati, dei piccoli bottoni sul suo seno ansimante di piacere. Rosa come il suo palato, e il suo carnito.

postato da Cagliostro - scrivimi a cagliostro @ Gmail.com| 11:06 | commenti (3)


martedì, 12 ottobre 2004
 

Amicizie pericolose

ecco che ritorna l'autunno ed il freddo dentro, quello che ti prende le ossa e che ti fa sentire nel letto ancora più vuoto. Nulla di tragico, e' sempre la stessa scelta di starsene soli che porta a questi risultati. Sfoglio la rubrica alla ricerca di un appiglio per il vuoto, per non cascare davanti alla playstation e non ricadere nel vortice alcolico di questa città da bere. Non ho voglia di ragazze sapientemente circuite in qualche locale, tra mille convenevoli dove anche lo spessore di una personalita' interessante che ti si para di fronte mi si azzera davanti alla necessita' di valorizzare solo il profilo orizzontale.. disteso, cosce aperte ad attirare al piacere. Solo ci sto bene, dannatamente bene, ma solo non sempre. Sfoglio la rubrica e casco su un paio di nomi. Lo sforzo da figlio di buona donna che si fa risentire per proporre una dose di semplice sesso e spesso pericoloso. Rischi il vaffanculo e nella peggiore delle ipotesi rischi di ritrovarti a prendere le distanze con il centimetro da relazioni che vorrebbero essere quel qualcosa in più che il mio ego non sa concedere. Ma cado nella tentazione.. e richiamo con il semplice sforzo di un pulsante il numero dalla memoria. tre squilli.. quattro. Al quinto desisto. Richiama lei. Milano e' avida nel chiedere le nostre vite che spesso le stesse si riducono al percorso tragitto casa ufficio ufficio casa.. uscita il venerdì giro di mercato il sabato. Se proprio proprio c'è qualcosa di interessante si esce in settimana. Un cuore a quattro chilometri di distanza e' appena uscito caldo di doccia, nel suo accapatoio. Ho sentito squillare ma non ho fatto in tempo. quanto tempo come va cosa fai dove vai con chi esci che combini... dopo una raffica di domande capace di stendere al tappeto il miglior habituè di marzullo prendo un respiro profondo e butto li. Troppe cose da raccontarti che ne dici un wine bar? La fanciulla, avvezza alla rapidità con cui girano gli appuntamenti di questa città mi richiede mezzora per prepararsi. Passi da me per le nove?

Alle nove sono sotto casa sua. La pigrizia mi ha portato ad un abbigliamento scazzato. barba di un giorno, fresco di doccia, freddo glaciale nelle ossa che solo il caldo bollente del getto ha saputo mitigare. Esce di casa nel buio di queste giornate corte e sale in macchina, senza nemmeno fare caso che la macchina e' cambiata e potrei non essere io. Profumo fresco, vagamente fruttato, lo ricordo, come ricordo la boccetta che probabilmente fa capolino sulla mensola nel suo bagno. L'avevamo comperata insieme un sabato di shopping due anni fa... Davidhoff da donna.. boccetta azzurra. Ecco... io Sarah l'ho sempre apprezzata, ci si lascia e ci si ritrova come due boe senza ormeggi dentro un porto. Dove andiamo chiede lei mentre innesto la prima e mette la cintura.. Volevo provare un nuovo locale dico io.. ma lei mi precede sulla conclusione della frase, dicendomi che ne conosce uno piu' simpatico. Gira la prima a destra. Giro. Ora a sinistra, e giro. Cerca posteggio!... cazzo siamo a trenta metri da casa tua, se posteggiavo sotto facevo prima. Posteggio dietro casa sua. Gira ancora a sinistra a piedi, passi brevi in scarpe con il tacco su un collant scuro, gonna corta a portafogli, cappottino bianco 3/4. Mi tiene per mano. Sorrido nel buio, siamo davanti al suo portone. Sai mi fa, ci si vede così poco spesso che a trovarti bisogna approfittarne, stappiamo una bottiglia di rosso da me? Ecco, l'idea che esista una donna che oltre allo zymil e diet coke tenga una bottiglia di rosso mi piace. L'ascensore e' in arrivo al piano. Ne esce un signore di mezza eta' seguito da un topo al guinzaglio che con le sue zampettine esili guarda i giganti attraverso cui passa digrignando i denti. Ne immagino i denti aguzzi sulle caviglie. Entriamo. chiudo le due porticine dell'ascensore mentre lei schiaccia il piano. Sei piani a velocita' di due metri all'ora ci attendono. La guardo, siamo vicini.. sento il suo respiro regolare ed il mio cuore in gola. Sono passati un bel po' di stagioni dall'ultima volta che sono sceso da questo ascensore. Perche' mi hai chiamata mi domanda di getto. Rispondo sincero, scorrevo la rubrica, a te non capita mai? Glaciale, si, anche a me capita, ma parto dalla A, o non avevi alcuna da chiamare dalla A alla S. No sono partito dalla zeta. replico io. Scoppiamo a ridere. Il glaciale si perde in quattro occhi che ridono.. ed i suoi sono così belli quando si fa l'amore che vorrei farlo li subito. Non so esattamente cosa piaccia di me in generale alle donne, se non il carattere, i modi, il complesso del mio ego che trasuda in ogni cosa. Dimostro sicurezza, solo perche' non mostro quasi mai le mie insicurezze, o quantomeno le nascondo bene. Come ora che vorrei gia' caderle a baciarle il collo, prenderle i capelli e prenderla li in ascensore, ed invece e' solo la mia fantasia che si fa strada inghiottita dal nodo in gola. un pull scollato fa capolino sotto il capottino. Si e' preparata bene.. curata. Entro in casa e Tobia viene a salutarmi strofinandosi sulla gamba. Lei accende la musica, abbassa le luci e va in cucina. Prendo due bicchieri dalla credenza e li appoggio sul tavolino. Mi butto sul divano. Tobia, il blu russian viene a salutarmi e prendersi le sue dosi di coccole. morbido, vellutato, come la pelle della sua padroncina. Arriva anche lei, mi passa il cavatappi, la bottiglia e con una mossa delicata, scendendo leggermente con la spalla raggiunge con le mani i talloni delle scarpe e le fa scivolare a terra, chiamando a se i piedi sotto il sedere mentre si siede accoccolata vicino a me, i seni a pigiare sul mio gomito. Ecco. E' passato poco piu' di un quarto d'ora e siamo tornati come in un flashback a quasi un anno fa. Verso il vino nei calici. Norah Jones sussurra di albe in maniera dolce... due toni piu' silenziosa dei nostri discorsi silenziosi. Avvicina il calice alle labbra, le schiude in un sorriso e beve. Racconta... allora mi dice. Raccontiamoci le propongo, togliendole di mano il bicchiere e appoggiandolo sul tavolo basso in cristallo. avvicino il viso alle sue labbra, e come l'ultima goccia del bicchiere pasteggio del suo gusto. E finalmente torna il caldo nelle ossa. E dentro piango. Piango dentro nel cuore che non riesce mai a decidersi, a prendere una scelta definitiva, forse impaurito, forse troppo succube di questo mercato del consumo che tanto offre, così tanto che quando pensa di aver scelto realizza che ci puo' essere altro.. non per forza un altro che sia meglio, ma semplicemente altro. E piango dentro, nei pantaloni con il mio cazzo che si bagna di piacere, lubrificandosi di desiderio e l'adrenalina che corre sul collo. Si slega il nodo in gola. si apre il cuore, a martellare, il suo profumo ad invadere il mio naso, i suoi capelli freschi di phon, il suo trucco leggero a lasciare il suo segno sulla camicia. Sento i suoi seni pulsare, il suo viso assumere un colore piu' rubicondo i capezzoli inturgidirsi sotto il pull e mi sembra che sia magia. Ci baciamo, assetati. Quanto e' bello sentirsi stretti, coccolati. Stiamo li, stretti, coccolati, a baciarci, con lei che mi bacia come una gatta, a piccoli morsi leggeri, indugiando sui bordi del mio viso, sugli occhi sul naso, seguendo il mio volto carezzandolo con la mano. Le slaccio il bottone della gonna, scivolo sulla zip sul lato.. e lei si sfila. Calze autoreggenti, perizoma e pull.. ecco il mio banchetto. Vorrei proseguire lento nel mangiarci, nel volerci, nel prenderci desiderandoci ancora, quando con fare aggressivo si accanisce con la mia cintura e poi con i miei bottoni. Rompe per un attimo quell'armonia silenziosa. Ci baciamo ancora, le sue mani a scovare nei miei boxer l'uccello bagnato... mielosamente denso di umore. Scende verso il glande, regalandomi la vista del suo sedere intarsiato da un pizzo bordeaux che accompagna il perizoma verso il suo sesso, la sua micia. La assaggio mentre la accarezzo. Intuisce la mia sorpresa... "l'ho depilata per te"... mentre mi preparavo. Morbida come la pelle di un bambino la sua vulva si presenta come un fiore, carnosa, calda, bagnata di umori. Adoro gli umori femminili... adoro presentarmi al sesso delle fanciulle come un meticoloso amante. Come un gattino lambisco le sue labbra, leggero e delicato senza riuscire a trattenere ansimi di piacere. Confondo il mio piacere senza capire se il vortice di emozioni scaturisca piu' dal baciarle il sesso o dal suo baciare il mio... ma non ho intezione di desistere.. di fermarmi a capire.. e mi lascio andare ad un avida ubriacatura di emozioni. Non voglio incapucciare il mio sesso, permeare l'aria di quell'odore di lattice che tanto gusto togliera' al nostro amarci. Procediamo accovacciati uno sull'altra bramosi di umori. Le sue mani sul mio sesso glabro lo avvolgono, lo contengono. La sua bocca non tralascia nulla di intentato nel titillarmi. Godo.. sto godendo. il mio musino tutto nella sua micia, la lingua a solleticare il clitoride e farsi strada fra le sue labbra, lasciando libere le mani di carezzarle la schiena, le natiche le cosce. Ci raccontiamo l'avidita' del volersi, del ritrovarsi, del sapere che ci perderemo ancora e ancora ci ritroveremo. Mi sento esplodere.. cerco di ritrarmi, ma mi tiene a se.. mentre vengo copioso. Non mi lascia. mi trattiene a se, mentre non da segno di cedimento al lasciarmi libero da fremiti che chiedono pace.. sono un calippo bollente fra le sue labbra.. il suo sesso esplode di piacere moltiplicato... lascia libero il mio pene dalla sua bocca per dare sfogo al suo canto di piacere, tenendolo stretto fra le mani.. stretto da far male.. ma ooh che caldo.. che caldo.. che bello. e chi lo ha detto che capita solo alle donne di piangere quando raggiungono l'orgasmo.. singhiozzo e mi domando.. quando e' che si puo' accendere il riscaldamento nelle case?

segue il resto della serata nella prossima puntata.. per questa volta anche una foto a corredo. era talmente splendida che il mio nokia ha avuto il permesso di "coglierla"


io avevo 32 anni lei aveva 30 anni


postato da Cagliostro - scrivimi a cagliostro @ Gmail.com| 17:57 | commenti (13)


venerdì, 01 ottobre 2004
 

si sta come d'autunno gli alberi le foglie

Brezza leggera delle ultime giornate di settembre. C'è rumore di fucili da caccia che risuona in lontananza fra le colline ed il sole e' ancora pigro sulla giornata, come i castagni, che a tratti, in maniera irregolare, continuano la loro invasione di ricci sul terreno arido di pioggia. Le foglie ancora si attardano sui rami ed il sole filtra tra le loro fila con raggi tiepidi. A terra i ricci, alcuni chiusi, altri aperti a svelare i frutti.. che scintillano lucidi sotto il sole. Le castagne appena schiuse hanno quella patina oleosa che le rende ancora piu' belle, piu' desiderabili, di essere toccate, manipolate, sbucciate, assaporate. Io ne vado matto. Mi piacciono crude, pulite dalla peluria, addentate e masticate fino a diventare un dolce amaro in bocca, o cotte... sul camino, sulla brace, in forno.. poco importa. Diventano croccanti, mielose, mille sfaccettature di profumi, aromi, sensazioni tattili. Le sensazioni, adorabile tormento che mi spinge alle scelte, agli atti. All'inizio non era la ragione, all'inizio non era l'emozione, all'inizio non era il corpo, all'inizio era l'atto. L'atto non e' movimento, l'atto e' intenzione di agire, con il mondo, o con se stessi come parte del mondo. L'atto e' sempre il perseguimento di uno scopo, e' sempre sostenuto da un'intenzione. L'atto diventa l'organizzatore della mia percezione, l'organizzazione del mio mondo percepito. Eccomi quindi a passeggiare con te sotto questi castagni, nascosti piu' in là da un bosco ormai quasi rado di betulle. Non dovrei essere qui, non dovrei essere qui con te, perche' mi ero ripromesso di preservare un rapporto.. quantomeno provarci. Ed invece eccomi ancora a cascare nel desiderio delle mie percezioni, del percepito, del nuovo, del gustoso. A desiderare il sapore del tuo frutto.. come il frutto di una castagna. Annuso l'aria di autunno, guardo i tuoi capelli ed i giochi che il sole tende sui suoi riflessi... ed immagino il tuo sesso con gli stessi profumi che questo bosco regala ai miei sensi e ai nostri discorsi. Ad ogni eta' ti avrei amata in modo diverso, dando valore e accezione diversa al verbo amare. Perche' ad ogni tua eta' mi saresti piaciuta. Ci sono donne che sanno essere sempre pericolose trappole per le menti degli uomini, tu lo sei sempre stata. Per fortuna o per sfortuna ti ho "conosciuta" tardi, ma forse sarebbe stato meglio non conoscerti affatto, rimanendo i simpatici mattacchioni che sapevamo essere. Meglio amarti innamorandosi di te, come un Casanova strapazzato dai tempi? o meglio amarti come un Don Giovanni, rimanendo legato solo al mio io, senza correre il rischio di farsi male... giusto per portare nel grembo dei ricordi il tuo sapore? Non so come ci siamo amati. Non so come la nostra amicizia sia stata nel tempo un velato e celato interesse reciproco. Non so come ci siamo voluti, con quale sentimento ti abbia desiderata, cercata, voluta, presa.. so solo che alla fine il desiderio di percezione e' stato appagato, e ora sembra tutto lontano come un ricordo, ed invece sono passati a mala pena sette giorni. Sette giorni da quando la nostra passeggiata si e' fermata in una radura, e le nostre bocche si sono schiuse in un bacio caldo e ricco di desiderio, due bocche di saliva desiderosa di cibarsi, avida di compenetrare le passioni. Non c'era il tempo per tornare altrove a soddisfare piu' comodamente il nostro desiderio. C'era il momento ed era lì, perfetto, i fucili ormai distanti da non sentirsi piu' e solo il rumore del bosco. Selvatici, come se le case lasciate alle spalle mezzora prima fossero stati l'ultimo segno della civilta', ma non per questo irrispettosi, anzi. Percezioni primarie, basiche, il profumo del tuo sesso quasi stonava con la stagione, talcato e dolce, ma buono. buono da lambire, buono da rimanerci fino a farti fremere subito, ardente, vibrante, lucido come castagne appena schiuse nel riccio.. lucido come la vulva e le sue labbra. I nostri gemiti nell'aria liberi di fenderla senza remore, senza pudore, che tanto ogni spettatore sarebbe stato fuori luogo sulla scena, tutta nostra, ed il bosco solo come sfondo, non come palcoscenico. Le tue cosce appoggiate sul mio giubbotto.. bianche, chiare. Strano trovarsi nudi in un bosco, strano trovarsi nudi fuori stagione, come se per essere nudi all'aperto la stagione piu' propizia, manco fossimo dei frutti, fosse solo l'estate. Sento la brezza passarmi sulle palle, ma forse e' solo brivido del sentire le tue labbra calde ricoprire il mio glande, con cura, con avidita'. E che bello giocare ad intrecciare i tuoi capelli con le dita, e gestire la tua base del collo.. con le dita che ti sussurrano di volermi, di avermi, di prendermi. E tu a chiedermi di scoparti, e di dimenticarti, che questo ad una persona che ti sta simpatica questo no no non si fa .. ma ormai siamo qui, balliamo... e allora scopiamo, scopiamo ancora, regaliamoci questa giornata di inizio autunno, con gli aerei che ci passano sopra per raggiungere la malpensa. C'è tempo per risistemarsi, mettere una maschera che non avrei mai voluto dover rimettere, quella del bugiardo, e ripresentarmi a lei, alla mia compagna stasera, al gate degli arrivi internazionali, dopo aver racchiuso altri cinque o sei grammi di percezioni nei miei ricordi.. dopo aver deviato e anticipato il mio arrivo in zona aereoporto per salutare una vecchia cara amica. Ed ora sono qui. sette giorni dopo, a domandarmi se il desiderio di scopare sia patologico o solo fisiologico, se il desiderio che mi rapisce dalla fedelta' ad un'unica persona sia il mio destino e tanto valga rimanere sempre solo con me stesso, senza ferire alcun sentimento. Perche' e' brutto scoprirsi Casanova quando il nostro io ci porta a fare i Don Giovanni.

 

avevo 32 anni, aveva 34 anni

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giovedì, 26 agosto 2004
 

rientro in ufficio?

rientro in ufficio nei giorni in cui ancora gran parte della gente e' in vacanza. Ufficio semi deserto. Io, un collega e una collega. La collega e' la piu' carina di tutto l'ufficio, fidanzatissima, mora, sguardo da cerbiatta, dieci anni piu' giovane di me. Ottimi rapporti, non c'è che dire, ottimi. Ci si parla, ci si scambiano impressioni ben piu' lungimiranti dei soliti discorsi da lunedì mattina che trattano temi cari alle pagine rosa della gazzetta, cari ai colleghi, ma così lontani dal mio "io". La giornata passa tranquilla come tutta questa settimana in cui i telefoni tacciono con i clienti in vacanza. Il collega, che abita fuori da milano ci saluta avviandosi verso le cinque e mezza verso casa. Rimaniamo io e lei, ed io lascero' a mia volta l'ufficio per le sei. Fuori c'è ancora luce, e anelo ad un giro in Mondadori, per comperarmi un bel libro sbirciato di recente ad una mia amica con cui ero in vacanza. Comunico le mie intenzioni ad Alessandra. Per le sei esco anche io le comunico spingendo indietro la mia sedia fino a raggiungere il corridoio che separa le nostre due stanze. "Ok", cinguetta lei dalla sua scrivania, "io rimango un po' di piu' che devo finire alcune cose". Sincerato che abbia le chiavi rimango a finire le ultime attivita' della giornata, e poi spengo il pc. Passo davanti alla sua porta, mi affaccio, le sorrido e la saluto prendendo la via dell'uscita. Arrivo sul pianerottolo. Curiosamente trovo gia' al piano l'ascensore; strano perche' nessuno e' entrato da noi e l'altro ufficio e' chiuso per ferie, chissa' sara' qualcuno dei nostri vicini che avra' fatto una capatina in azienda, o sara' il custode che e' salito ad innaffiare le piante sulla lunga balconata, dato che la porta a vetri di accesso e' socchiusa. Prendo l'ascensore e scendo. Esco. Ho finito le sigarette, giro l'angolo e cerco il tabacchino. Il mio e' chiuso per ferie, e te pareva.. e' aperto quello piu' avanti. Entro, un pacchetto di Philip Morris Filter King per cortesia... recito come rosario al tabaccaio. Metto mano alla tasca dei pantaloni, ma realizzo che mi manca il portafogli. Come al solito. Ogni volta che entro in ufficio mi spoglio di tutto cio' che e' superfluo. Orologio, telefonino, portafogli, mazzi di chiavi, lettore mp3. Ho lasciato nuovamente il portafogli nel cassetto della mia scrivania. Procedo con la strada al contrario. Ritrovo l'ascensore ad attendermi docile e silenzioso al pian terreno. Risalgo al piano. La porta a vetri che da sulla balconata e' ora chiusa. Apro la porta dell'ufficio. Sto per annunciare il mio ritorno in ufficio dandomi del cretino che ha dimenticato il portafogli in ufficio, ma sento che Alessandra non e' sola.... "sei un maiale" sta dicendo. Ma non lo sta dicendo a me... la cui presenza e' ormai per lei volatilizzata nel rientro verso casa. Silenzioso rientro nella mio ufficio. Mi appoggio al mio stipite e osservo la sua stanza, un metro piu' in la', sul lato opposto del corridoio. Le tapparelle abbassate filtrano poca luce, ma la stanza e' illuminata dai monitor del sistema bloomberg, due (chiamati "gli orecchioni"), che illuminano di luce azzurrognola la sua scrivania. In primo piano i suoi glutei, e lo stacco delle cosce, il petto appoggiato verso la finestra. Il suo sesso umido brilla. Le spalle di un uomo sono all'altezza delle sue ginocchia, le sue mani aggrappate alle coscie, intento a baciarle i polpacci. Eccola Alessandra, ecco il suo uomo. Si stanno amando nell'ufficio che pensano vuoto. Lui le sta baciando le gambe, incede nell'incavo delle ginocchia, torna a lambirle il sesso. Lei ansima, parla, chiede, motiva, domanda... richiede. Lui esegue. E' strano l'effetto di sentirla parlare con la sua voce da bambi, di sentirla parlare intimamente senza che si tratti di suoi racconti riportati davanti alla macchinetta del caffe'. Non posso muovermi. Se esco nuovamente rischio di attrarre la loro attenzione e far capire che sono stati scoperti. Rimango nella mia posizione, osservando. La saliva che si azzera progressivamente, il mio cazzo che si riempie di fantasie sopite ora materializzate. Testimone scomodo, ma testimone non disinteressato. Lui si slaccia i pantaloni, estrae il suo cazzo, sfiorandole le cosce. Lei si gira, si accuccia, la sua figa in penombra, e inizia a succhiare. Fa senso vedere il culo bianco latte di lui,  a contrasto con i loro corpi abbronzati del mare delle isole baleari. Poi mi ghiaccio. Mentre la sua bocca e la sua mano continuano a giocare con il sesso del suo compagno, l'altra mano e le dita iniziano a giocare sul suo sesso. Ommmmmmio... sta masturandosi mentre lo gioca. Il mio cazzo piange solo. Duro come il marmo. A poco piu' di tre metri di distanza dalla mia scrivania la mia collega ed il suo compagno stanno scopando.. ed io sono solo testimone. Mi sento un ladro. Ma non sto rubando nulla. Il respiro bloccato, il cuore che batte, il mio pisello che mi urla a gran voce di prestargli attenzione. Mi domando che figura sarebbe se mi scoprissero che li osservo. Mi domando come arrossirebbe lei se all'improvviso palesassi la mia presenza, che ne so, accendendo la luce al neon del corridoio. Mi domando che figura sarebbe se mi beccassero a masturbarmi mentre li osservo. Ho sempre pensato che fossero solo i maniaci a masturbarsi guardando altre coppie a scopare. Ne ricordo uno, che mi fece trasalire una volta che ero in auto con una companga, in riva al mare una notte. Ma non mi sento un maniaco. Non sono mai nemmeno riuscito a masturbarmi guardando un film porno. Eppure li, davanti a loro il mio cazzo mi domanda disperatamente di dargli pace.. ed in fondo e' proprio il mio cervello eccitato che mi domanda di dare spazio alle sue esigenze e fantasie. Nel frattempo lei si e' nuovamente girata, petto sul tavolo, liberato da tutte le carte ed i protocolli di lavoro. Nuovamente lo stacco delle sue cosce in primo piano.. e lui dietro che sta infilandola. Il silenzio e' rotto solo dall'acquoso penetrarla. Sento i colpi, sento il sesso di lei umido di eccitazione accompagnarsi ai movimenti del cazzo del suo lui bagnato dalle sue amorevoli cure. Libero il mio pisello aprendo la patta, ed e' nelle mie mani. Anche lui leggermente illuminato dalla luce della loro stanza. La mano scivola silenziosa, il respiro trattenuto. Alessandra, mmmm.. in questo momento vorrei essere il suo lui, essere al suo posto, Joss Stone - Victim of a Foolish Heart (sentitela.. il crescendo finale si presta bene all'idea). Spinge lui, spinge fino in fondo. Sta pompando il ritmo.. ogni tanto rallenta, le bacia la schiena, e nel frattempo e' tutto un gemito. I gemiti di alessandra mi rimbalzano nelle orecchie e mentre li sento so che non mi usciranno facilmente dalla testa. Guardarla domani mi riportera' a galla i suoi rumori. I rumori della sua patata bagnata che accoglie un cazzo. i suoi gemiti.. le sue frasi, le sue richieste. Seguo le inclinazioni del mio desiderio sulla mia asta, Movimenti lenti e veloci, non perdendomi alcun particolare del loro amplesso. Poi lui esplode... in un ritmo concitato, serrandole i fianchi con le mani.. in un ritmo vorticoso, lei che geme di godimento.. lui che si vede e si capisce che non tornera' piu' indietro. Si ritrare, e viene. Le viene sulla schiena... le viene fra le natiche. Si riabbassa a leccare il suo sesso.. la sua clitoride immagino.. chissa' com'e', chissa' che sapore il sesso di Alessandra. Chissa' se mi capitera' di lambirlo prima o poi, ora che mi ha acceso un desiderio che non avevo mai sentito se non latente. La lecca e la porta allo spasmo. Le gambe che fremono in quella posizione forse non proprio comoda. Gode. Lui le bacia ancora le gambe.. i polpacci, le caviglie. Finito. Il mio pisello rimane li, in mano. Alessandra gli chiede di recuperare un kleenex dalla borsa per pulirla. Lui si sposta. E lei rimane li, alla mia vista, il sesso schiuso, bagnato, brillante sotto la luce, rosa e carnoso in un piccolo triangolo di carne bianco a farle da cornice, tutt'attorno il risultato di una bella abbronzatura estiva.. il lattiginoso sperma di lui sulla schiena. Le sue gambe ora rilassate, con lei meno protesa sul tavolo... "muoviti che cooolaaaaaa" le fa lei. La voce e' tornata normale, la voce di Alessandra quando sbraita da un ufficio all'altro. Mi sposto nella penombra della mia stanza. Sento il rumore di un bacio. le voci che si promettono il reciproco amore mi fanno nuovamente sentire un ladro di emozioni. Il rumore dei vestiti reindossati. "aperitivo??" le chiede lui. "due minuti" chiosa lei, la voce che viene dal bagno. Lui si muove nel corridoio. Ecco, ora mi becca. Il pisello al suo posto, ma con la patta ancora aperta ed il cuore in gola me ne sto con la schiena appoggiata all'armadio nella mia stanza e continuo a ripetermi "che figura di merda.. che figura di merda..." all'idea che nell'attesa mentre gira sbirciando nel corridoio lui possa entrare nel mio ufficio. Sento il rumore del boccione dell'acqua. Sta prendendo da bere. Risento i passi. Ecco, per fortuna, stanno uscendo. La chiave che gira nella toppa. Fatto. Sono chiuso dentro.  Chissa' se anche loro si saranno domandati sul perche' l'ascensore fosse al piano.

Il mio cuore torna al battito normale, entro nella stanza di Alessandra. Appallottolato, vicino al monitor verso la parete c'è un perizoma color carne di lei. Brivido. Lo avra' lasciato apposta? Se lo sara' scordato? Tornera' a prenderlo? Cerco di ricordare come fosse vestita, il ricordo che insistentemente me la riporta nuda e prona sul tavolo. Pantaloni di lino nero. No, non torna, lo avra' lasciato.. lo avra' dimenticato.. bah. Lo prendo in mano. E' bagnato. Cedo alla tentazione e lo annuso. Sa di buono, sa del buono che il sesso di una donna puo' avere. Il cazzo ripulsa. Non posso uscire da li senza aver dato il via allo sfogo della mia immaginazione. Mi riprendo da un orgasmo estatico.. copioso e denso.  Sulle mani e sul pavimento della mia stanza. Mi riassetto. Ripongo il perizoma dove lo ho trovato. Apro la porta dall'interno ed esco. Scendo in strada...

All'improvviso realizzo che tutti quelli che incontro, chi piu' chi meno (alcuni proprio meno.. guardandone il viso non riesco mica ad immaginarmi che possano avere una vita sessuale) avranno scopato almeno una volta.. e me li immagino. Ma non ce n'e'. continuo a pensare ad Alessandra sul tavolo. Stasera meglio un giro in Mondadori. A scorrere i dorsi dei libri e trovare qualche cosa che attiri la mia attenzione. Sui classici mondadori ogni due acquistati ti regalano una borsetta portalibri. I libri alla fine ieri sera li ho presi, e sono anche riuscito a leggerli con comodo. Ora che ho finito questo racconto, con la voce di Alessandra a farmi compagnia mentre e' al telefono con i clienti, andro' a prendermi un caffe'.. beh, ora vado. il tempo di affacciarmi alla sua porta e con sorriso smagliante invitarla a fare pausa insieme. ;)

postato da Cagliostro - scrivimi a cagliostro @ Gmail.com| 09:14 | commenti (8)


martedì, 20 luglio 2004
 

la cognata..

il rumore del ventilatore scalfiva il silenzio che si era creato tra noi. ogni tanto il tichettio di qualche tasto sulla tastiera, a intervalli irregolari il rumore della pagina di un libro che veniva voltata. Eravamo rimasti soli nella stanza. Quanto tempo era passato dall'ultima volta che ci eravamo rivolti la parola? Sara era andata giu' in paese con Francesco ed io ero rimasto solo con Viviana, nella penombra di una stanza, al riparo di un sole di sicilia che cuoceva le pietre. Ti avevo guardata a lungo a prendere il sole in topless nella spiaggia di Siculiana il pomeriggio precedente.. Non fosse stato che Francesco era il fratello della mia ragazza, e la mia ragazza Sara era gelosa come poche, non fosse stato che tu eri proprio li in sicilia, 365 giorni all'anno.. un pensierino lo avrei fatto volentieri. Ma lo facevo sempre piu' spesso. La tua pelle baciata dal sole mi chiamava, e il gioco delle parti mi stava stretto. Era il secondo anno che scendevo in Sicilia con Sara, il secondo anno che nelle nostre uscite, nel nostro vivere comune nella villetta vicino a porto empedocle cadevo nel desiderio di qualcosa che non si deve. Giocavamo. Solo e sempre a parole.. sfiorandoci con avverbi, frasi, sussurri. Quella complicita' e confidenza che non nasce con una conquista, ma con l'accettazione appunto di parti che ci vengono vestite addosso, come vestiti su misura. La stessa intimita' era frutto dei ruoli che ci contraddistinguevano. Ma scorgere i tuoi capezzoli al sole, la striatura piu' chiara del segno di uno slip piu' largo di quello che avevi poi scelto per correre il sole dell'estate evocava desideri che rompevano gli schemi. E il tuo libro, cio' che stavi leggendo, cio' che sapevo i tuoi occhi scorrevano mi eccitava. Avevi scelto un libro di Miller, e non potevo pensare che fossi totalmente estranea alle sue parole. Chissa' che ti provocava, che ti scatenava, cosa ti suscitava. Una donna legge in maniera diversa le emozioni sulla carta... una donna vive emozioni diverse. E tu eri reduce di un letargo invernale e primaverile rotto da qualche incontro fugace con Francesco, quando i vostri impegni universitari vi consentivano di riavvicinare le distanze. Avaro di sesso il tuo passato recente, avaro di coccole, di calore, di caldo e attenzioni. Tutto concentrato il tuo piacere, il tuo vivere Francesco. Saresti dovuta essere presa, innamorata, concentrata.. su di voi, sul vostro voi che si viveva compresso. Ogni tanto nel silenzio della notte sentivo i tuoi gemiti lontani, nell'altro lato della casa. Un leggero imbarazzo, di quelli che tra familiari si provano a riconoscere voci note nel piacere. O una leggera eccitazione nelle mie ironiche canzonature sulle vostre nottate. Fu delicatamente che mi avvicinai sul divano su cui eri sdraiata alzandomi dal finto interesse al mio lavoro.. Dalla canottiera intravedevo i tuoi seni abbronzati, il ritmo del tuo respiro, regolare, tranquillo.. quieto. La mia mano sulla tua spalla, a leggere con i tuoi occhi cio' che vibrava dalla penna dello scrittore. Il profumo di sale nei tuoi capelli misto al prufumo delle calle e dei limoni con cui ci eravamo lavati le mani dopo aver pranzato. Il mio mento sulla tua spalla.. a scorrere le righe.. a pochi centimetri sul parallelo i nostri visi. Fu tutto delicato, ovattato nel ricordo di qualcosa che non solo sapeva di proibito ma che fino ad oggi avrebbe potuto rimanere solo in ricordi vividi ed impressi, segreti celati che rivissero poi dopo quella volta solo nei nostri sguardi. Mi misi a farti i grattini mentre leggevamo le pagine di opus pistorum intrise di sesso brado. Le nostre bocche si aprirono pastose di saliva calda. lente, come le pennellate di un imbianchino a fine giornata.. imprecise e allungate. Silenziose, nel ventilatore e nelle cicale che cantavano nel giardino. Non c'erano no, non c'erano si, c'era silenzio. Irreale, nel silenzio di una stanza che rieccheggiava in me nel rumore delle voci allegre dei nostri due compagni ora lontani, in paese.. al freddo dell'aria condizionata di un grande magazzino a fare la spesa. Conoscevo ogni centimetro o quasi ogni centimetro della tua pelle. La mappa dei tuoi nei, le imperfezioni dei tuoi fianchi morbidi e mediterranei. Conoscevo il sapore della tua pelle e tu della mia. La sua consistenza.. le sue reazioni al tatto. Ma non al tatto di chi desidera ed e' desiderato. Il mio cazzo piangeva nel costume, e gradualmente si impregnava delle sue lacrime. Lo avresti trovato caldo, umido, di lacrime e sudore.. e desiderio. le mia mano solco' fra la valle dei tuoi glutei e scese alla ricerca della sorgente.. le nostre lingue a baciarsi, le tue a tenermi il volto. Posizione innaturale, non ti spostavi, rimanendo sdraiata di pancia, solo il viso girato verso di me, accucciato sul tuo io. Scostasti i fianchi per darmi spazio, per concedermi un passaggio piu' agevole nei tuoi pantaloncini della champions... e raggiunsi il tuo sesso. caldo bagnato, le labbra intatte, appena schiuse e scivolose. Eri miele in un barattolo aperto, con le pareti ancora intatte del tuo nettare. un gemito leggero, il tuo, allo sfiorarti il sesso con l'indice.. e i tuoi gemiti fino allora solo sentiti tra le sottili pareti di cartongesso divenirono reali.. Ti baciai la schiena, lento ma desideroso di arrivare presto a baciarti tutta, a bere di te come si beve il buon vino centellinato. e continuai a toccarti, attento a non bagnare altro che il gia' bagnato.. per esser sicuro che fosse la mia lingua, il mio bacio a bagnarti tutta.. I miei sundek si aprirono veloci sotto mani che mi cercavano e un po' imbarazzato donai alle tue mani un sesso intriso di desiderio.. e appiccicoso come la lingua di un formichiere.. Scesi a baciare le tue gambe, togliendo al contempo i tuoi pantaloncini e lasciandoli legati solo ad una caviglia arrotolati, il peso di una coscia sulla spalla.. il profumo dei tuoi umori a chiamarmi. Baciai le tue natiche, e con godimento estremo baciai il tuo sesso che esclamo' dalla tua bocca il suo piacere con un gemito e una stretta forte al cazzo. E bevvì. Bevvì avidamente di te mentre il tuo ritmo sulla mia asta si faceva veloce, ed il mio desiderio che tu accudissi con le tue labbra la mia cappella saliva, ma non domandavo, non parlavo, dondolato dai tuoi gemiti, dal tuo sesso, dal tuo umore, dalle tue labbra schiuse e le mie dita curiose che ti cercavano scrutando ogni angolo del tuo piacere. Leccavo leccavo prestando con un brivido attento l'orecchio alla strada, contando sul rumore della macchina sul ghiaino all'ingresso del viottolo perche' ci avvertisse se la nostra intimita' rubata fosse stata violata. E tu stretta ancora di piu' con la mano sull'asta del mio pene, quasi a far scoppiare le vene. Le palle contratte dal piacere, dal dolore, dal desiderio. I tuoi gemiti forti a violare il silenzio, io, abituato a compagne mai rumorose.. mai così tanto. Ti leccavo ti volevo ma non lasciavi la presa, e mi masturbavi con vigore senza piu' seguire il ritmo delle mie leccate, dei miei giochi sul tuo clitoride, lucido e teso fra le tue labbra. Umettai il tuo ano con la lingua.. umettai bene, facendo spazio al mio indice, ora che la tua vulva mi concedeva di giocare al suo interno con la lingua.. ti stavo fottendo con la lingua e con le dita.. rapido, in un godimento sempre piu' forte che nasceva da mille componenti proibite... ma non mi lasciavi scopare e sentivo il mio limite. Non bevesti di me, non ti appropriasti del mio sesso, non mi volli ricevere in premio a scoparti fino a farti svenire. Mi masturabasti fino a farmi scoppiare sui tuoi polsi, illibata dalle mie mani sui tuoi seni, ma la mia lingua che ti aveva esplorato fino a farti gemere come una bambina che piange.. stringesti il mio viso tra le tue cosce mentre godevi, le mani ancora a correre sul mio sesso gia' venuto.. ancora piu' colato, piu' bagnato, piu' viscoso. Ma noi non parlammo. Non ne parlammo, mai. Neanche tra di noi. Non ci cercammo piu', neanche quando l'occasione ci colse, il mio sguardo a cercarti e tu a distoglierlo. Tornarono allegri i fratelli nostri compagni. Con le borse della spesa. Tu saltasti al collo di Francesco, le mani fresche di sapone ad abbracciarlo, il tuo sesso ancora un pantano. E la notte quando ti sentivo gemere tra le sue braccia pensavo alla mia lingua fra le tue cosce e pensavo alle analogie, seguivo i tuoi ritmi, i tuoi godimenti.

postato da Cagliostro - scrivimi a cagliostro @ Gmail.com| 13:03 | commenti (7)